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giovedì 21 novembre 2024

QUI SQUADRA MOBILE - POLLICINO VA IN CITTA'

1580_QUI SQUADRA MOBILE - POLLICINO VA IN CITTA' . Italia, 1976; Regia di Anton Giulio Majano 

La seconda stagione di Qui Squadra Mobile venne trasmessa tre anni dopo la prima, e questo è un fatto certamente curioso, se consideriamo il successo della serie nel 1973. Tuttavia uno dei motivi di questo «ritardo» è legato alla cura maniacale con cui sono stati realizzati gli episodi. Per concludere le sei puntate che compongono anche questa seconda serie, è stato necessario più di un anno di lavorazione. Giancarlo Sbragia, che nella prima stagione era il capo della Mobile, il commissario Carraro, stante i suoi impegni teatrali, non ha potuto partecipare considerato l’impegno in termini di tempo che richiedeva questa produzione televisiva. I soggetti sono, anche in questo caso, sono ispirati a episodi di cronaca, finemente lavorati in sede di scrittura da Massimo Felisatti e Fabio Pittorru, ai quali si aggiunge poi il regista Anton Giulio Majano, per una sceneggiatura congiunta. Rispetto alla prima serie, c’è la volontà da parte degli autori di enfatizzare ancor meno gli eventi, nonostante la verosimiglianza fosse già la caratteristica dello sceneggiato, come il sottotitolo, Cronache di Polizia Giudiziaria, lascia intendere.

1 POLLICINO VA IN CITTA’

Come accennato, Giancarlo Sbragia, che interpretava il protagonista principale, il commissario Carraro, non era disponibile per questa nuova stagione. Gli autori approfittano di questo elemento per mettere sul terrendo nuovi elementi narrativi. In pratica il primo episodio, al netto della trama investigativa legata ad un originale innesto tra il traffico di droga e l’«affitto» di minori ai mendicanti per chiedere le elemosina, serve per inserire il nuovo personaggio del capo della Mobile, Guido Salemi. Ad interpretarlo, un’assoluta star degli sceneggiati della televisione italiana, Luigi Vannucchi: il suo carisma scenico, basta da solo ad innalzare le aspettative su questa seconda serie. Che non vengono deluse neppure da questa prima puntata, come detto, sostanzialmente introduttiva: c’è da trovare i nuovi equilibri tra i vari membri della Squadra, problema non di poco conto considerato che Salemi in qualità di capo della Mobile regge le fila di tutti i filoni d’indagine. Da quel che si apprende, il nuovo commissario capo è di estrazione manageriale, non è, cioè, uomo che arriva dal campo d’azione, e questo è un tema da una parte interessante e, dall’altra, anche triste. Prevedibilmente, dopo un iniziale scetticismo di qualche membro della Mobile nei confronti di un «imbrattacarte» o «mezzemaniche» che dir si voglia, Salemi saprà farsi valere, risolvendo a suon di pistolettate il primo episodio. Il che è anche normale, Vannucchi come physique du rôle sovrasta di due spanne chiunque altro nel cast dello sceneggiato. Tuttavia l’idea che emerge è che il manager, come professione a sé stante, sia la soluzione ideale per la società italiana che, in quegli ancora tribolati anni Settanta, si preparava al boom economico del decennio successivo. Il rampantismo sarà la conferma di queste teorie, dichiarate espressamente dal commissario Moraldi (Giulio Platone) in un dialogo dello sceneggiato, e, ancora oggi, nonostante gli sfaceli economico-sociali che il ricorso ai manager –in luogo a dirigenti provenienti dal settore specifico– ha determinato nel corso di questi anni un po’ ovunque, si tratta dell’unica soluzione di gestione aziendale utilizzata e riconosciuta come vincente. Per altro, al tempo, poteva essere un’ingenua fiducia nell’adozione di sistemi in uso nelle più evolute economie anglosassoni, del resto Moraldi utilizza proprio il termine «manager» quando «dirigente d’azienda» sarebbe stato anche più comprensibile. Si sarebbe compreso, cioè, che in questo modo si andava ad intendere qualunque ruolo di gestione come se ci si trovasse in un’impresa privata, commerciale o industriale. E se l’utilizzo di personale istruito a comandare –i manager– anziché elementi promossi dall’interno dell’azienda, potrebbe avere un valore –e non ce l’ha– in ambito dell’impresa privata, assai più arduo utilizzare scegliere i vertici di comando con questo criterio per strutture di matrice pubblica come la Squadra Mobile. La nostra società, nel tempo, ha fatto di ben peggio, utilizzando la figura del manager in ambito sanitario e trasformando gli ospedali in aziende, autentica blasfemia del nostro quotidiano. Ma torniamo allo sceneggiato in questione, sul quale, per altro, queste considerazioni gravano costantemente e ne influenzano, senza alcuna attenuante, la valutazione finale. In ogni caso, tra le varie coordinate che gli autori devono dettare, per questa nuova stagione, ci sono i rapporti tra i vari membri. Il secondo personaggio per ordine di importanza, già dalla serie del 1973, è il commissario Solmi (Orazio Orlando), capo della Omicidi: la sua scarsa attitudine ad agire in equipe, è ribadita in questo Pollicino va in città, primo episodio della seconda stagione. Si tratta di un ponte ideale con la prima serie, dove, nell’ultima puntata, Solmi aveva vanamente promesso a Carraro di evitare, in futuro, colpi di testa; a parziale difesa del capo della Omicidi va detto che, nello sceneggiato come nella realtà, sono passati tre anni e, quindi, se non altro, il commissario non ha rotto immediatamente la sua promessa. Più spazio viene dato al commissario Astolfi (Gino Lavagnetto), capo della Narcotici che collabora con l’ispettrice Giovanna Nunziante (Stefanella Giovannini). Per quel che riguarda la traccia sentimentale, la Nunziante sembra essersi allontanata da Alberto Argento (Elio Zamuto), capo della sezione Rapine, ma la cosa sembra ovviamente solo pretattica narrativa. Sul profilo umoristico, tengono banco le gag tra Solmi e il maresciallo Mandò (Marcello Mandò), un personaggio nuovo così come il più diligente agente Di Franco (Claudio Capone). Il risultato complessivo di questa puntata d’esordio è equilibrato tra le parti e sufficientemente scorrevole. 

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