1816_BEHIND THE DOOR . Stati Uniti, 1919. Regia di Irvin Willat
Nel 1919 la Grande Guerra si era conclusa da poco: guardando Behind the Door, traumatizzante dramma bellico di Irvin Willat, l’impressione è che la devastazione che abbia lasciato sia davvero profonda. Il film, in effetti, potrebbe passare per una produzione di mera propaganda, visto l’esiguo tempo passato dalla fine del conflitto ma la storia raccontata è ricca di particolari sfaccettature non così banalmente etichettabili. Ad esempio, se lo sviluppo degli avvenimenti può lasciar intendere che il nemico, nello specifico i tedeschi, incarni il male assoluto, seppur con i dovuti distinguo, l’incipit è completamente di segno opposto. 1917, al villaggio di Bartlett, nel Maine, Stati Uniti, l’artigiano di origine tedesca Oscar Krug (Hobart Bosworth) è innamorato, ricambiato, della bella Alice (Jane Nowak). Purtroppo, Mr. Morse (J.P. Lockney) padre di Alice e classico padrone di mezzo paese che troviamo nei film americani, vorrebbe tenere sotto controllo il futuro degli affari maritando la figlia col suo uomo di fiducia, Arnold (Otto Offman). C’è quindi una prima sottolineatura, nella trama romantica del racconto, delle difficoltà incontrate dall’immigrato di origine tedesca che si vede non accettato dal padre della donna amata. Quest’idea è rinvigorita con forza quando scoppia la guerra anche sul piano sociale del racconto: conoscendo la sua origine tedesca, tutto il villaggio di Bartlett insorge contro Krug che è costretto a battersi come un leone contro gli esagitati uomini del paese che vorrebbero addirittura impiccarlo. Alla fine, il valore superiore di Krug è riconosciuto, anche perché l’uomo prende la decisione di arruolarsi in marina per combattere con gli Stati Uniti contro la Germania. Qui il racconto corre un po’ sul filo del rasoio, perché si insiste troppo sul fatto che Krug sia un valoroso americano, nonostante la sua origine tedesca. Però considerando la figura che ci hanno appena fatto gli statunitensi del villaggio si potrebbe banalmente chiudere la questione ricorrendo al classico proverbio mal comune mezzo gaudio. E c’è di più: quando l’americanissimo Morse scopre che Alice si è voluta sposare con Krug prima che questi partisse, la scaccia di casa. A quel punto, la ragazza non trova di meglio di nascondersi sulla Perth, la nave da guerra che è affidata al comando di suo marito. Una volta in mare aperto, la donna rivela la sua presenza, non potendo essere rispedita indietro; rimarrà quindi a bordo ma non sarà una grande idea. Infatti dopo qualche tempo un sommergibile tedesco colpisce la nave americana e la affonda: l’U-98, lo stesso sommergibile che aveva affondato la Perth, recupera in seguito la scialuppa con Alice e Krug naufraghi.
Qui la storia assume una deriva aberrante: il comandante dell’U-Boot (Wallace Beery) fa salire a bordo la ragazza ma lascia sul ponte del sommergibile Krug, che lo maledice promettendogli una morte atroce, mentre lo scafo si inabissa rendendo le sue minacce piuttosto vane. In realtà, potenza della narrativa cinematografica, non passerà molto tempo per cui i due personaggi si ritroveranno faccia a faccia. L’U-98 è infatti affondato dalla nave americana che ha tratto in salvo Krug che, sorprendentemente, si prodiga di persona per salvare il capitano del sommergibile nemico. Questi non lo riconosce e, ingannato da Krug che grazie alla sua origine tedesca si spaccia per una spia dell’Impero, gli confida della donna che aveva salvato poche settimane prima. La quale, visto che non si voleva concedere al capitano, era stato data in pasto alla truppa, in una scena, solo evocata essendo lasciata fuoricampo, di rara efficacia se consideriamo l’epoca del film. La poveretta, infine, era addirittura morta. Krug, che già dava l’idea di aver qualche moto di instabilità emotiva, perde completamente il senno e scuoia vivo il capitano tedesco: anche questa scena, ovviamente, non è mostrata, rimanendo celata dietro la porta, la descrizione usata poi come titolo del film. Questi passaggi, in effetti, appaiono piuttosto forti per un film bellico del 1919: un capitano che lascia un uomo in mezzo al mare senza salvagente né altro, approfitta di una donna indifesa, la consegna ad una ciurma di bruti che la violentano fino ad ammazzarla; questo, in sintesi, il comportamento del nemico nel film. Dal canto suo, il capitano Krug, si dimostra altrettanto bestiale nella sua vendetta: e un pensiero alla sua origine tedesca, seppur non è mai menzionato in questo frangente nel film, è praticamente indotto dalla struttura del racconto. Poi, però, c’è il parziale ravvedimento finale, con Krug che si rammarica sul fatto che, nonostante abbia compiuto la sua vendetta come promesso all’infame nemico, non avrà per questo indietro la sua Alice. Insomma, fosse un film davvero di propaganda, probabilmente questo passaggio sarebbe stato omesso. Rimaniamo così col dubbio che, in un film bellico d’epoca, è comunque già qualcosa.




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