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sabato 25 aprile 2026

LA BATTAGLIA DELLE AQUILE

1815_LA BATTAGLIA DELLE AQUILE (Aces High)Regno Unito, 1976. Regia di Jack Gold

L’incipit di La battaglia delle aquile fornisce subito le coordinate che il regista Jack Gold ha previsto per il suo film. Siamo nell’ottobre del 1916, in Inghilterra, dove i giovani aviatori si preparano per partire per il fronte in Europa; prima c’è un elegante ricevimento, di stampo aristocratico poi, in un imponente edificio, gli allievi sono riuniti per ascoltare le parole di un veterano di guerra, il maggiore John Gresham. C’è retorico entusiasmo, i piloti dell’aviazione sono i moderni cavalieri senza macchia e senza paura e si preparano ad andare incontro alla gloria. A questo punto parte un flashback che ci mostra la natura delle imprese dell’asso inglese chiamato a battezzare i nuovi piloti: Gresham prima abbatte in volo un biplano tedesco, poi si trova nella scomoda posizione di averne in coda un altro. E qui che si capisce perché ad interpretare il maggiore dell’aviazione in questione sia stato chiamato quel Malcolm McDowell ormai segnato a fuoco dal suo ruolo di protagonista in Arancia Meccanica (1971, Stanley Kubrick, che ve lo dico a fare). Rimasto senza via di uscita nel combattimento aereo l’eroico maggiore atterra in un prato; il che potrebbe significare che ha delle noie meccaniche che gli impediscono di continuare la battaglia nei cieli. A questo punto il biplano tedesco potrebbe facilmente colpirlo, mentre è fermo sull’erba. Tuttavia i due aviatori nemici scherzano e ridono tra loro, non sembrano affatto avere intenzioni ostili e, in effetti, atterrano non distanti dall’aereo inglese. Gresham guarda nello specchietto retrovisore i tedeschi scendere dal velivolo e avvicinarsi sul prato quando, con enorme disappunto dei due, riparte improvvisamente in volo. Ora anche i due ingenui pilori dell’Imperatore si rendono conto della trappola del maggiore inglese e provano a ripartire ma il ritardo che hanno accumulato è loro fatale: una volta in volo il biplano inglese li mette nel mirino e li mitraglia mentre sono ancora con le ruote sull’erba. Il flashback è finito e si ritorna tra i cadetti esaltati per le mirabolanti imprese del veterano, naturalmente di diversa natura da quelle a cui abbiamo avuto il privilegio di assistere noi spettatori. 

Una volta al fronte, alla pattuglia del maggiore si aggiunge il novellino tenente Croft (Peter Firth): Croft non è un pilota qualunque, innanzitutto lo si era visto nelle prime file durante la cerimonia con l’audizione di Gresham, di cui ora scopriamo essere il probabile futuro cognato. Consapevole di quello che aspetta l’ingenuo ragazzo, il maggiore apprende la cosa con notevole fastidio riservando al conoscente un’accoglienza tutt’altro che benevola. L’origine del comportamento scorbutico del caposquadriglia è responsabile anche dell’atteggiamento di un altro pilota, il tenente Crawford (Simon Ward). I sintomi sono diversi, Crawford ha ormai una sorta di rigetto nei confronti del suo ruolo e della guerra in generale, ma alla base vi è la comune vita costantemente sospesa su un filo sottilissimo. Infatti, per gli aviatori, a parte la gloria di facciata, quella bellica non era affatto un’esperienza semplice: per un asso dei cieli non si contavano quelli che quasi subito ci lasciavano le penne. A mitigare un po’ il brusco impatto, di cui Croft non riesce a darsi spiegazione, ci pensa il capitano Uncle Sinclair, un veterano non più in piena efficienza fisica ma comunque ligio al dovere e fermamente convinto a restare in prima linea. Chiamato a questa interpretazione che incarna gli ultimi barlumi di onore e rispettabilità, scardinati dalla presenza del protagonista di Arancia Meccanica, è Christopher Plummer. Plummer era stato infatti il caposquadriglia ne I lunghi giorni delle aquile (1969, di Guy Hamilton) e poteva quindi vantare un’esperienza con un approccio più classico al ruolo. Impostato in questo modo la sua opera, ci si attende ora che Croft riesca a comprendere, nel corso degli avvenimenti, il vero volto della guerra, ben diverso da quanto reclamato durane la sua formazione in terra inglese. Il finale arriva improvviso e ci coglie di sorpresa tanto quanto lui e altrettanto impreparati: l’impatto della prima linea equivale quindi ad uno scontro frontale in volo tra due aerei. Chiusura un po’ tranciante, è vero, ma suggestiva e, soprattutto, esplicativa.    






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