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domenica 30 novembre 2025

TESTAMENT OF YOUTH - GENERAZIONE PERDUTA

1764_TESTAMENT OF YOUTH - GENERAZIONE PERDUTA (Testament of Youth), Regno Unito 2014. Regia di James Kent

Innanzitutto va detto che per la vicenda all’origine di Generazione Perduta, raccontata nel romanzo autobiografico di Vera Brittan (nel film omonimo interpretata da Alicia Vikander), bisogna avere il massimo rispetto. Durante la Prima Guerra Mondiale, la ragazza perse infatti il fratello, il fidanzato e un caro amico, e si prodigò come infermiera volontaria sul fronte occidentale. D’innanzi ad una simile sciagura personale, che si somma a quella collettiva che fu la Grande Guerra, qualunque reazione, anche la più becera, sarebbe, se non giustificabile, almeno comprensibile. Invece, dopo un paio di ore nel complesso un po’ stucchevoli, il film Generazione perduta di James Kent, cala l’asso che rende la visione forse non del tutto gratificante ma perlomeno sufficientemente appagante. Per comprendere perché quella breve scena del dibattito post bellico in cui si discute come farla pagare ai tedeschi sia così importante occorre però inquadrare un minimo la questione. La protagonista del film, la citata Vera Brittan, pur se di gradevole aspetto, non è che ispiri tutta questa simpatia. Certo, potrà raccogliere i favori delle adolescenti (di nome e di fatto) iper problematiche e che rappresentano il normale bacino di utenza per il tipo di storia che prevalentemente si snoda. Roland (Kit Harington) alla nostra ragazza sembra un cafone e quindi lei se ne innamorerà inevitabilmente mentre Victor (Colin Morgan), che è dolce e carino, finirà relegato nella tremenda friend-zone: tutto come da copione prevedibilissimo delle tipiche storie sentimentali amate dal pubblico femminile. Non a caso il libro della Brittan, che unitamente alle disgrazie belliche si fonda su queste beghe di cuore, divenne un autentico best seller. Meno scontato è il rapporto solidale col fratello Edward (Taron Egerton) mentre con il padre (Dominic West) e la madre (Emily Watson) va riconosciuto a Vera di anticipare i temi della contestazione giovanile di moltissimi anni dopo. Se vogliamo possiamo intendere le rivendicazioni della protagonista (il diritto anche per una donna di studiare a Oxford) come la certificazione che la Grande Guerra fu il vero spartiacque che ci portò nel XX secolo di fatto. Tuttavia la personalità problematica di Vera può legittimamente suscitare qualche dubbio: ha probabilmente le sue ragioni quando si inalbera col padre perché questi gli ha regalato un pianoforte. Non che la musica non piaccia alla ragazza, ma quei soldi le avrebbero permesso di pagare la retta di un’intera annata all’università. 

Peraltro non sembra sia un problema economico, quando il preconcetto famigliare sul fatto che una ragazza perda tempo con gli studi. Tuttavia il genitore è meno rigido di quanto la storia (raccontata dal punto di vista di Vera) lo dipinga perché quanto prima la ragazza ottiene il via libera paterno. Ma quando si presenta a Oxford all’esame di ammissione, con la presunzione di prepararsi in autonomia, senza aver nemmeno compreso su cosa vertesse l’esame, si rimane un po’ spiazzati. Insomma, la dichiarazione programmatica della protagonista (pronunciata proprio quando entra in scena il suo futuro partner) “io non mi sposerò mai”, unita al colpo di scena che fa giungere la notizia della morte di Roland proprio nel giorno previsto dalle nozze, sembra fornire un quadro delle contraddizioni, caratteriali e circostanziali, che caratterizzarono la vita della giovane. Vera era una persona che prendeva a testate la vita e che, dalla vita stessa, ricevette altrettante botte sul cranio. Insomma, non la persona dalla quale attendersi una riflessione ponderata e ragionevole. O, forse, proprio per questo suo scontrarsi vis a vis con le avversità dell’esistenza, era proprio lei che poteva cogliere la verità delle cose. Come in effetti accade nella citata scena finale che rivaluta, in un’ottica decisamente più interessante, lo strappalacrime racconto giunto fin lì. Agli ottusi compatrioti riuniti nell’assemblea, Vera rivela che gli odiati tedeschi, gli unni, i barbari nemici che ora tutti vogliono crocefiggere visto che han perso la guerra, altro non sono che uomini quanto gli inglesi. Una rivelazione scioccante e non accettata dalla platea presente nel racconto filmico. Ma, ancora più scioccante, è constatare, visto che il film di Kent è del 2014 e fonda la sua ragion d’essere proprio su questo passaggio, che da quelle parti lo sia ancora oggi.



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