1780_LE AVVENTURE DI UN GIOVANE (Hemingway's Adventure of a Young Man), Stati Uniti 1962. Regia di Martin Ritt
Racconto basato sulle gesta di Nick Adams, sorta di alter ego dello scrittore Ernest Hemingway, Le avventure di un giovane, nonostante il soggetto abbia tale pedigree, fatica a vincere la sua scommessa. Il film di Martin Ritt è buono, nel complesso, anzi volendo potrebbe essere anche molto buono perché alcuni passaggi, alcuni dettagli, sono notevoli. Ma il punto che vanifica in parte i tanti buoni presupposti è che in definitiva, si può ragionevolmente dire che Le avventure di un giovane non sia un capolavoro; il che di per sé non sarebbe un dramma, è ovvio, ma è un po’ come se il film di Ritt non se lo possa permettere. Hemingway’s adventure of a young man, questo il titolo originale, è pensato e strutturato per essere un capolavoro o comunque un filmone; nel momento che manca questo obiettivo, finisce per mettere in risalto proprio le sue lacune. Potrebbe essere un buon film dalle lodevoli intenzioni, ma non si scomoda uno dei massimi scrittori di ogni tempo per il soggetto per ottenere poi un risultato in troppi passaggi stiracchiato. E, nonostante il suo lavoro per Le avventure di un giovane, non sia probabilmente il suo apice artistico, se si chiama Franz Waxman alle musiche si prende poi una sorta di impegno sul tenore della storia che si andrà a raccontare. Così come a poco senso ingaggiare una superstar come Paul Newman per un cameo (nei panni del vecchio pugile suonato), cameo che, beninteso, può essere inteso come simpatico ma anche terribile, se non si rende poi il film davvero memorabile. Il cast, pur mancando di un interprete di rango che faccia l’interprete di rango, ha tanti ottimi attori (Arthur Kennedy, Fred Clark, Diane Baker, Ricardo Montalbán, Susan Strasberg, Jessica Tandy, James Dunn ed Ely Wallach, per stare sui principali) e forse sono una delle note migliori del lavoro di Ritt, dando vita ad un puzzle che, in un modo o nell’altro, riesce ad avere una forma nel suo insieme. Ma il collante di questo mosaico di episodi più o meno connessi tra loro è, ovviamente, il protagonista del racconto, come evidenziato già anche dal titolo.
E Richard Beymer, nei panni appunto di Nick Adams, pur essendo un attore professionale, manca dell’allure della grande star hollywoodiana che, visto anche l’impianto scenico (notevole la fotografia di Lee Garmes), era richiesto per concretizzare tutto il contesto. E non aiuta nemmeno la scelta, del resto quasi inevitabile visto che c’è Hemingway a dettare la rotta narrativa, di spostarsi in Europa durante la Grande Guerra. La Prima Guerra Mondiale, sempre ma soprattutto sul fronte italiano, è un momento storico cruciale con cui non ci si può confrontare in modo un po’ di sfuggita come sembra fare il film di Ritt. Non si viene sul Carso o sul Piave durante la Grande Guerra a farsi una scampagnata; non ci riferisce al protagonista della storia, che oltretutto rimane ferito gravemente, ma ad un film che affronti questo tema in modo così superficiale come, aimè, sembra effettivamente fare Le avventure di un giovane. La stessa storia d’amore tra Nichols e Rosanna è narrativamente uno spreco, anche se forse è proprio la chiave di lettura per comprendere dove Ritt non sia riuscito a cogliere lo spirito dell’operazione. I due innamorati si sposano (posto che il sacramento si possa ritenersi celebrato visto che è interrotto proprio sul più bello) appena prima che la ragazza muoia per le ferite riportate: in questo senso è davvero uno spreco ma lo è consapevolmente già fin dal soggetto. In sostanza Nichols si ritrova vedovo senza aver goduto dell’amore della moglie e forse in questa mancanza di significato (un matrimonio che si esaurisce prima di essere consumato e di aver dato qualche frutto) c’era il senso della storia. Ma, a questo punto, l’impianto hollywoodiano dell’opera andava canalizzato meglio perché quello che rimane è sì un senso di vuoto ma non riferito alla vita del protagonista ma al cuore del film di Ritt.






Nessun commento:
Posta un commento