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lunedì 23 marzo 2026

UNDER DEADLY SKIES: UKRAINE'S EASTERN FRONT

1803_UNDER DEADLY SKIES: UKRAINE'S EASTERN FRONT . Ucraina, Regno Unito 2023. Regia di Caolan Robertson

Conosciuto anche con l’ancora più esplicito titolo The Eastern Front: Terror & Torture in Ukraine, il documentario di Caolan Robertson si prende la spinosa e assai pericolosa briga di fare luce sui veri o presunti crimini di guerra perpetrati dalle forze di occupazione russa a danno dei civili ucraini. Insieme al regista, la spedizione comprende John Sweeney, pluripremiato giornalista investigativo e reporter di guerra, Paul Conroy, fotogiornalista di lungo corso, e la scrittrice e giornalista Zarina Zabrisky: un team che, fuor di ogni dubbio, conosce il mestiere e, infatti, non perde tempo e mette subito gli accusati spalle al muro. Nel gennaio del 2023, un missile russo ha colpito un palazzo residenziale di nove piani a Dnipro, causando 46 morti di cui 6 bambini. L’esplosione ha sventrato l’edificio, lasciando in bella vista una cucina tinteggiata di un bel giallo acceso; solo un paio di giorni prima, una piccola bambina vi aveva festeggiato il compleanno. Il suo papà, che vediamo nel video dove la bimba spegne le candeline, è tra le vittime. Un missile da guerra su un edifico residenziale; saranno altri due i casi in cui il team di Robertson riesce a mostrare filmati in cui le bombe colpiscono aree abitate da civili senza alcuna presenza militare nei paraggi. Ma siamo appena all’inizio di Under Deadly Skies: Ukraine’s Eastern Front che, procedendo spedito, cala subito un altro asso, una prova difficilmente confutabile: un video sembra infatti mostrare l’utilizzo di bombe al fosforo bianco sulla città di Bakhmut. L’operazione definita da Mosca «Tritacarne Bakhmut», durata una decina di mesi tra il 2022 e il 2023, aveva solo uno scopo diversivo, ovvero far sprecare risorse umane al nemico mentre i russi si potessero riorganizzare, almeno stando a quanto dichiarato dal comandante della Wagner Yevgeny Prigozhin. [dal sito Rai News.it, pagina web https://www.rainews.it/articoli/ultimora/Ucraina-Prigozhin-completata-operazione-Tritacarne-Bakhmut-04afc98d-f2d6-4ca7-be94-8c0f971ae1f2.html, visitata l’ultima volta il 13 dicembre 2024]. Per far questo, è stata rasa al suolo la città, incendiando le abitazioni dei civili con intensi bombardamenti al fosforo bianco. Per chiarimenti tecnici viene interpellato Hamis De Breton-Gordon, ex comandante Nato e delle forze chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari nel Regno Unito, che illustra come i bossoli ritrovati sul luogo del bombardamento sono i resti di proiettili incendiari al fosforo o alla termite. 
La Convenzione di Ginevra proibisce l’utilizzo di entrambi le terribili sostanze in prossimità di insediamenti non strettamente militari. Nel Donbas, secondo De Breton-Gordon ma anche secondo alcuni civili, sono state utilizzate volontariamente contro i civili per terrorizzare la popolazione con il fuoco che, quasi silenziosamente, scende dal cielo e distrugge ogni cosa. Date le elevatissime temperature, infatti, i frammenti ferrosi di questi ordigni sono in grado di perforare quasi ogni materiale. Secondo Sweeney, che funge da Cicerone del gruppo, siamo di fronte ad evidenti casi di crimini di guerra. È tempo quindi di passare all’altro filone di accusa agli aggressori, ovvero la tortura a danno dei prigionieri. Vengono intervistati alcuni civili testimoni diretti, nel senso che furono sottoposti a tortura dagli occupanti: il primo dei quali sottolinea come, durante le torture che subì, i russi si divertivano godendosi il momento. Particolare non secondario, i suoi aguzzini non erano soldati, erano Ufficiali di Polizia. Alexander, un altro testimone torturato, va anche più nel dettaglio: non erano persone che arrivavano dalle lande remote della Federazione Russa, ma gente di Mosca, di cui aveva riconosciuto distintamente l’accento. In base a queste parole, si smentirebbe, quindi, la teoria che a compiere i crimini siano stati individui reclutati dalle zone meno progredite di un paese enorme e non uniformemente emancipato come la Russia. Tra gli strumenti di tortura vengono elencati la corrente elettrica, i teaser, i manganelli e altre atrocità di questo tono. Un rilievo simbolico viene dato al fatto che, con l’indipendenza, l’Ucraina aveva chiuso alcune prigioni del tempo sovietico perché i detenuti vi erano tenuti in condizioni disumane; inutile dire che i russi le hanno immediatamente riaperte e utilizzate proprio contro gli ucraini. La denuncia dell’utilizzo da parte dei russi delle bombe a grappolo, un’arma messa praticamente al bando dalla comunità internazionale, è solo la ciliegina sulla torta di una strategia di aggressione difficilmente difendibile per gli invasori. Un quadro generale molto fosco ma Under Deadly Skies: Ukraine’s Eastern Front prova a chiudere in modo non troppo pessimista. Dopo le drammatiche parole di un sopravvissuto, “Se l’Inferno esiste, era Kherson”, il film ci lascia con un moto di speranza legato all’umanità della gente comune ucraina che spera nella pace e non chiede nemmeno vendetta. “Queste persone ordinarie, sono straordinarie”: parole di John Sweeney, e viene da pensare che sia proprio un tipo a cui credere.



Alla guerra Russo-Ucraina, Quando la città dorme ha dedicato il volume LA STUDENTESSA E L'ORSO, uno studio su questo atroce conflitto fatto attraverso il cinema. 

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