1803_UNDER DEADLY SKIES: UKRAINE'S EASTERN FRONT . Ucraina, Regno Unito 2023. Regia di Caolan Robertson
Conosciuto anche con l’ancora più esplicito titolo The Eastern Front:
Terror & Torture in Ukraine, il documentario di Caolan Robertson si
prende la spinosa e assai pericolosa briga di fare luce sui veri o presunti
crimini di guerra perpetrati dalle forze di occupazione russa a danno dei
civili ucraini. Insieme al regista, la spedizione comprende John Sweeney, pluripremiato
giornalista investigativo e reporter di guerra, Paul Conroy, fotogiornalista di
lungo corso, e la scrittrice e giornalista Zarina Zabrisky: un team che, fuor
di ogni dubbio, conosce il mestiere e, infatti, non perde tempo e mette subito
gli accusati spalle al muro. Nel gennaio del 2023, un missile russo ha colpito
un palazzo residenziale di nove piani a Dnipro, causando 46 morti di cui 6
bambini. L’esplosione ha sventrato l’edificio, lasciando in bella vista una
cucina tinteggiata di un bel giallo acceso; solo un paio di giorni prima, una
piccola bambina vi aveva festeggiato il compleanno. Il suo papà, che vediamo
nel video dove la bimba spegne le candeline, è tra le vittime. Un missile da
guerra su un edifico residenziale; saranno altri due i casi in cui il team di
Robertson riesce a mostrare filmati in cui le bombe colpiscono aree abitate da
civili senza alcuna presenza militare nei paraggi. Ma siamo appena all’inizio
di Under Deadly Skies: Ukraine’s Eastern Front che, procedendo spedito,
cala subito un altro asso, una prova difficilmente confutabile: un video sembra
infatti mostrare l’utilizzo di bombe al fosforo bianco sulla città di Bakhmut.
L’operazione definita da Mosca «Tritacarne Bakhmut», durata una decina di mesi
tra il 2022 e il 2023, aveva solo uno scopo diversivo, ovvero far sprecare
risorse umane al nemico mentre i russi si potessero riorganizzare, almeno
stando a quanto dichiarato dal comandante della Wagner Yevgeny Prigozhin. [dal sito Rai News.it,
pagina web
https://www.rainews.it/articoli/ultimora/Ucraina-Prigozhin-completata-operazione-Tritacarne-Bakhmut-04afc98d-f2d6-4ca7-be94-8c0f971ae1f2.html,
visitata l’ultima volta il 13 dicembre 2024]. Per far questo, è stata rasa al suolo la
città, incendiando le abitazioni dei civili con intensi bombardamenti al
fosforo bianco. Per chiarimenti tecnici viene interpellato Hamis De
Breton-Gordon, ex comandante Nato e delle forze chimiche, biologiche,
radiologiche e nucleari nel Regno Unito, che illustra come i bossoli ritrovati
sul luogo del bombardamento sono i resti di proiettili incendiari al fosforo o
alla termite.
La Convenzione di Ginevra proibisce l’utilizzo di entrambi le
terribili sostanze in prossimità di insediamenti non strettamente militari. Nel
Donbas, secondo De Breton-Gordon ma anche secondo alcuni civili, sono state
utilizzate volontariamente contro i civili per terrorizzare la popolazione con
il fuoco che, quasi silenziosamente, scende dal cielo e distrugge ogni cosa.
Date le elevatissime temperature, infatti, i frammenti ferrosi di questi
ordigni sono in grado di perforare quasi ogni materiale. Secondo Sweeney, che
funge da Cicerone del gruppo, siamo di fronte ad evidenti casi di crimini di
guerra. È tempo quindi di passare all’altro filone di accusa agli aggressori,
ovvero la tortura a danno dei prigionieri. Vengono intervistati alcuni civili testimoni
diretti, nel senso che furono sottoposti a tortura dagli occupanti: il primo
dei quali sottolinea come, durante le torture che subì, i russi si divertivano
godendosi il momento. Particolare non secondario, i suoi aguzzini non erano
soldati, erano Ufficiali di Polizia. Alexander, un altro testimone torturato,
va anche più nel dettaglio: non erano persone che arrivavano dalle lande remote
della Federazione Russa, ma gente di Mosca, di cui aveva riconosciuto
distintamente l’accento. In base a queste parole, si smentirebbe, quindi, la
teoria che a compiere i crimini siano stati individui reclutati dalle zone meno
progredite di un paese enorme e non uniformemente emancipato come la Russia. Tra
gli strumenti di tortura vengono elencati la corrente elettrica, i teaser, i
manganelli e altre atrocità di questo tono. Un rilievo simbolico viene dato al
fatto che, con l’indipendenza, l’Ucraina aveva chiuso alcune prigioni del tempo
sovietico perché i detenuti vi erano tenuti in condizioni disumane; inutile
dire che i russi le hanno immediatamente riaperte e utilizzate proprio contro
gli ucraini. La denuncia dell’utilizzo da parte dei russi delle bombe a
grappolo, un’arma messa praticamente al bando dalla comunità internazionale, è
solo la ciliegina sulla torta di una strategia di aggressione difficilmente difendibile
per gli invasori. Un quadro generale molto fosco ma Under Deadly Skies:
Ukraine’s Eastern Front prova a chiudere in modo non troppo pessimista. Dopo
le drammatiche parole di un sopravvissuto, “Se l’Inferno esiste, era Kherson”,
il film ci lascia con un moto di speranza legato all’umanità della gente comune
ucraina che spera nella pace e non chiede nemmeno vendetta. “Queste persone
ordinarie, sono straordinarie”: parole di John Sweeney, e viene da pensare che
sia proprio un tipo a cui credere.
Alla guerra Russo-Ucraina, Quando la città dorme ha dedicato il volume LA STUDENTESSA E L'ORSO, uno studio su questo atroce conflitto fatto attraverso il cinema.




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